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Filippo Quochi, la dinastia dei fabbri gabbrigiani e il marchio “SloWork” registrato alla Comunità europea: “Per creare oggetti di qualità c’è bisogno di tempo e passione”

Studio, attenzione ai dettagli e passione. Un’infinita passione. Filippo Quochi riassume così i segreti dell’attività di fabbro ferraio, che porta avanti da ventisei anni e che di recente gli è valsa il riconoscimento di Maestro artigiano da parte della Regione Toscana, attraverso la Camera di commercio di Livorno e dell’Alta Maremma. Una onorificenza che lo inorgoglisce, anche perché avvalora il pensiero alla base del suo lavoro. Una convinzione che Quochi ha trasformato in un concetto e poi in un marchio registrato alla Comunità Europea. Si tratta di “SloWork”, un’idea quanto mai attuale. “La qualità richiede tempo – dice – per lavorare bene è necessario lavorare con calma. Mi sono reso sempre più conto che le persone sono prese dalla frenesia e anche quando ordinano un prodotto artigianale non si rendono conto che per produrlo è necessario del tempo. È come se le persone, in un’epoca in cui basta ordinare qualcosa su internet e lo si riceve a casa in poche ore, non riuscissero più a comprendere che per realizzare un oggetto servono capacità, precisione, metodi e tempistiche specifici”.

Il marchio registrato alla Comunità europea

Quochi, 47 anni, abita a Nibbiaia e dal ’97 ha la sua attività a Livorno, in via Filzi. “Ma la mia storia – spiega –, la mia famiglia e gli amici sono a Gabbro. Oltretutto la storica bottega di fabbro era proprio in paese, l’aveva aperta il mio trisnonno alla fine del 1.700. Il trisavolo ha segnato la strada, perché dopo in famiglia sono stati tutti fabbri. “Nonno Giuseppe e i suoi due fratelli – ricorda Filippo – lavoravano attrezzi agricoli, poi nel Dopoguerra cominciarono a costruire ringhiere e cancelli per la gente del paese”. Fabbri, sempre a Gabbro, anche Marrico e Umberto, vale a dire il babbo e lo zio di Filippo, attivi nella bottega di famiglia fin sul finire degli anni ’80.

La storica bottega dei Quochi a Gabbro (le foto sono fornite da Filippo Quochi)

Io mi sono appassionato fin da piccolissimo alla lavorazione del ferro – spiega Quochi – , stavo spesso in negozio con il nonno e poi con mio padre, così già da adolescente facevo lavoretti più semplici. Poi ho deciso di aprire una attività mia e, dopo tanta gavetta, da tempo collaboro con architetti e mi occupo di arredamento di interni, ma anche di cancelli e ringhiere di design. Negli anni ho intensificato anche la produzione artistica, rigorosamente in ferro”.

Filippo Quochi con il padre Marrico

Ed è proprio questo legame viscerale con una passione di famiglia che ha portato Quochi a ideare e diffondere il concetto di “SloWork”. “Che non significa lavorare poco – termina –, anzi il contrario; vuol dire concedere il tempo necessario per realizzare al meglio ciò a cui si lavora. Qualunque prodotto deve essere fatto bene, con passione e impegno”.

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