Nell’estate del dibattito sui decibel, la protesta dei residenti contro il rumore della sottostazione elettrica di Ferrovie a Rosignano Solvay: “Rilevato uno sforamento, ma Rfi si limita a rispondere che c’è un progetto degli inizi del Duemila in fase autorizzativa. Non ci possono prendere in giro, in questa vicenda anche Comune e Arpat sono parte lesa”

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Al rumore dei treni in transito si sono abituati, dato che ognuno di loro – vecchi e nuovi residenti – è conscio di abitare a lato di una linea ferroviaria storica ed essenziale, la tratta Tirrenica. Il problema da risolvere, da oltre un anno, è il “ronzio” emesso dalla sottostazione elettrica di Rfi (Rete ferroviaria italiana) che alimenta i treni.

Nel corso di un’estate in cui sul territorio imperversa il dibattito sui decibel di eventi e locali, un gruppo di residenti di Rosignano Solvay fa notare come le situazioni critiche dovute al rumore siano altre. “Premettiamo – spiega Leonardo Voliani, residente che con la moglie Barbara Ricci si è fatto portavoce della situazione di disagio – che il Comune non ha colpa, anzi sottolineo l’impegno con cui l’amministrazione si è occupata della vicenda. Però mi chiedo perché, con uno sforamento dei decibel certificato da Arpat, nessuno possa intervenire nei confronti di Rfi, che si è limitata a scrivere come per questo tratto di ferrovia c’è un progetto definitivo, elaborato secondo il decreto ministeriale del 20 novembre 2000 e che sono in corso attività propedeutiche all’iter autorizzativo. Una risposta che suona come una presa in giro, se ci sono voluti vent’anni per fare il progetto c’è da immaginare quanto ci vorrà per realizzarlo”.

Le famiglie in questione abitano lungo la via Aurelia a Rosignano Solvay, nel tratto sottostante la rampa ovest del cavalcaferrovia (quella chiusa al traffico). Le loro case sono a lato dei binari, oltre i quali, sul versante monte, è presente un impianto elettrico di Rfi. “Una sottostazione  – spiega Voliani,  che è ingegnere specializzato in campi elettromagnetici – che fino a circa  un anno e mezzo fa causava un suono tollerabile. Poi deve essere cambiato qualcosa e il rumore è aumentato, ed è continuo giorno e notte.

Per avere chiarimenti riguardo alla situazione e capire come muoversi, alla fine del 2022 Ricci ha scritto al Comune di Rosignano Marittimo. “Devo dire che l’amministrazione si è subito interessata – dice ancora Voliani, mostrando lo scambio di documenti con i vari soggetti – informando Arpat della situazione, che infatti a metà febbraio ha provveduto a effettuare i rilevamenti e ha inviato l’esito al Comune, che ce lo ha girato”. Nella scheda riassuntiva di Arpat, dove si legge che le norme prevedono, nel caso specifico, un limite di emissione diurno di 70 decibel e notturno di 60 decibel, vengono riportati i risultati dei rilevamenti: 62 decibel durante il giorno e 68 decibel durante la notte. Evidente lo sforamento dei parametri acustici previsti per le ore notturne.  “Dalle misurazioni effettuate – si legge infatti nei risultati messi nero su bianco dai tecnici Arpat  -, tenuto conto dell’incertezza di misura come indicato nel paragrafo “Modalità di misura”, si riscontra che l’infrastruttura non è conforme ai limiti normativi”.

Chiaramente il Comune ha inviato la relazione di Arpat a Ferrovie, che a fine maggio ha risposto con poche righe che hanno fatto inalberare i residenti. “Dicono che c’è un progetto decennale per realizzare delle barriere lungo i binari – termina Voliani -, ma non forniscono scadenze né dettagli. Scherziamo davvero? Questa risposta è inaccettabile, credo che anche Comune e Arpat in questa situazione siano parte lesa. Rifletto sul fatto che se un cittadino o un’attività sfora i decibel vengono subito presi provvedimenti, mentre se il problema lo crea Rfi non si può fare niente. Un’assurdità. La nostra proposta è che Ferrovie, in tempi brevi, si occupi almeno di schermare la sottostazione elettrica. Oltretutto intorno all’impianto regna l’incuria, a partire dall’erba alta, e ciò alimenta i nostri interrogativi sulla sicurezza”.

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